Il Vino Cotto: una lunga tradizione contadina

Il Vino Cotto – detto anche vi’ cotto o vi cuot – è uno dei simboli del territorio piceno. Frutto dell’unione di territorio, storia e cultura del suo popolo, la sua produzione è legata alla tradizione contadina tramandata di padre in figlio.
Della sua esistenza e della sua bontà parlano già gli antichi: Plauto, nella sua commedia Pseudolus, lo cita tra le bevande da servire in un lauto banchetto, Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia parla del Vino Cotto come una delle bevande più ricercate d’Italia e persino Sante Lancerio, bottigliere di Papa Paolo III, si sbilancia nel dire che per le sue caratteristiche di qualità e bontà il Vino Cotto potrebbe avere la dignità di Vino da Messa.
Ma è nella tradizione contadina del territorio Piceno che il Vino Cotto trova un posto particolare. Come testimoniato dalla antica consuetudine che vuole che ad ogni nuovo nato in famiglia sia intitolata e dedicata una botte di Vino Cotto, da consumarsi non prima della maggiore età e preferibilmente in eventi lieti come, ad esempio, le nozze.
La produzione del Vino Cotto avviene secondo una tecnica antica che alcuni fanno derivare addirittura dai Piceni: una volta pigiata l’uva, il mosto viene posto in una caldaia di rame e cotto a fuoco vivo finché non si riduce di un terzo, concentrando il livello di zuccheri naturalmente presente nel mosto. Non appena raffredda viene posto in caratelli di rovere e lasciato fermentare. Terminata la fermentazione, viene trasferito in botti dove è presente il Vino Cotto degli anni precedenti, per riposare in un lungo invecchiamento che fa del Vino Cotto una delizia gradevolmente viscosa, dal sapore dolce e dai profumi incredibilmente fruttati, particolarmente adatta ad accompagnare piccola pasticceria secca.